Una vera etichetta trasparente

Chi ha visto la mia inchiesta Veleni nel piatto? sa bene cos’è l’Etichetta Trasparente Pianesiana e quanto sia ricca di informazioni utili sia al consumatore che alle autorità di controllo della nostra filiera alimentare. Chi non la conosce guardi con attenzione la fotografia che segue

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Come vedete si tratta dell’etichetta ideale per chi non si accontenta di conoscere i prodotti alimentari solo attraverso la pubblicità. Risponde a tutte le curiosità del consumatore attento perchè contiene informazioni dettagliate sulle materie prime, sui metodi di coltivazione e su quelli di trasformazione. Niente a che vedere con le etichette della gran parte degli alimenti venduti da piccoli negozi e dalla grande distribuzione che non solo sono scritte a caratteri microscopici ma non contengono neanche dati precisi sugli ingredienti. L’ha ideata Mario Pianesi leader e fondatore di Un punto macrobiotico che nella sua dottrina per una via italiana alla macrobiotica si rifà all’insegnamento del giapponese George Ohsawa. È una realtà quella che gira intorno alle teorie di Pianesi che piano piano e senza alcun clamore mediatico sta facendo breccia tra tutti quei consumatori che credono nell’importanza di una buona e sana alimentazione. Finora sono 3127 i prodotti prevalentemente alimentari approvati da Un’Acquila sas che in cambio chiede  ai produttori massima trasparenza e ricarico contenuto. I prodotti con l’etichetta trasparente pianesiana si trovano prevalentemente nei punti vendita dell’associazione Un Punto Macrobiotico ma adesso anche la Conad ha accettato di distribuirli. Come vedete sull’etichetta di questo pacco di riso ci sono informazioni dettagliate sulla località di produzione. Si tratta di dati aggiuntivi rispetto a quanto prescrivono le norme europee che vanno invece in direzione opposta consentendo alle imprese di celare al consumatore il luogo di produzione. Non solo. L’etichetta pianesiana contiene anche informazioni preziose sui metodi di produzione che non lasciano spazio a furbizie. Così come il dato sulle persone impiegate in azienda, un atto di trasparenza che rappresenta anche un passo concreto nella lotta al lavoro nero e al caporalato in agricoltura.

È dall’inizio degli anni duemila che Mario Pianesi si batte per la diffusione dell’etichetta che ha concepito. In quasi quindici anni l’ha presentata al Senato e per due volte al Parlamento Europeo ma la lobby dei grandi produttori alimentari ha sempre spinto in direzione contraria convincendo la politica a fare orecchie da mercante. Adesso però il fronte si rompe: è di questi giorni la notizia che Amadori ha adottato un’etichetta pianesiana semplificata per il suo Campese, un pollo allevato in campo con mangini certificati non ogmFascia Campese 20161 particolare.jpg

La buona notizia non sta solo nel fatto che Amadori ha deciso di allevare una piccola parte dei suoi polli con criteri più naturali ma soprattutto che un grande imprenditore ha preso in mano la calcolatrice e ha capito che imboccare la strada di alimenti più sani e salutari non è vero che non sia conveniente per le proprie tasche. Si tratta solo di fare impresa con la mente aperta pronti a cogliere le istanze che vengono dai consumatori

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