Guida alle allerte alimentari

Grazie alla sua rete di controlli l’Italia è sempre stata in tema di allerte alimentari un paese virtuoso. I tagli alla spesa pubblica hanno iniziato a fiaccare questa capacità di verifica del cibo che circola in Italia ma restiamo comunque un paese dove si può mangiare senza troppe preoccupazioni. In caso di allerta scatta il ritiro e come nel caso delle barrette Mars dove a febbraio un consumatore olandese aveva trovato nell’impasto un pezzetto di plastica, nel giro di 24 ore si può arrivare a rintracciare tutti i lotti di un prodotto o un alimento che può far male alla salute.

Tutto questo avviene grazie ad una rete dell’Unione Europea chiamata Raffs che sta per Rapid Alert for Food and Feed (allerta rapida per cibo e mangimi) dove afferiscono le segnalazioni che arrivano da tutti i paesi membri. Nel suo rapporto annuale che il Ministero della Salute ha da poco reso pubblico emerge però che nel 2015 si è verificata un’impennata nel numero delle allerte che riguardano i nostri prodotti alimentari di circa il 25 per cento. Se nel 2014 erano state 89, l’anno scorso sono diventate 115 facendo passare l’Italia dal sesto al quinto posto nella classifica dei paesi europei che ricevono più notifiche. E questa non è certamente una buona notizia Screenshot 2016-03-16 21.39.25.pngI prodotti della nostra pesca sono quelli che hanno ricevuto più segnalazioni. Si tratta in totale di 25 allerte per la presenza nel pesce di metalli pesanti come mercurio e cadmio, di conservanti e per la formazione di istamina, una sostanza tossica che si trova nel pesce mal conservato. Seguono poi allerte per la qualità dei nostri mangimi (21) e per la presenza di fitofarmaci in frutta e vegetali.

Soffermiamoci sulla presenza di mercurio segnalato nel nord adriatico dove arriva trasportato dall’acqua del Po  e nel tratto di mare davanti a Pescara a causa della presenza nell’entroterra della discarica di Bussi. Nella figura che segue si capisce molto bene il viaggio del mercurio nella catena alimentare del mare.

MercuryFoodChain-01.png

Il mercurio nel pesce fa male soprattutto alle donne incinta perchè questa sostanza supera la placenta causando danni a carico del sistema nervoso centrale rallentando lo sviluppo del feto: alte dosi causano ritardo mentale grave del nascituro, dosi più basse provocano alterazioni dello sviluppo psicomotorio. Una delle specie più a rischio è il tonno che assorbe mercurio nutrendosi di krill.

Per consultare e fare ricerche nel portale Rasff basta andare qui . Per la cronaca, una delle ultime allerte che riguardano i prodotti del mare concerne le cozze spagnole distribuite anche in Italia: in alcuni lotti si segnala la presenza del batterio dell’Escherichia Coli.

 

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