La fame nel mondo per vendere Ogm

Le biotecnologie figlie dell’agro-business e gli Ogm come soluzioni per la fame nel mondo tornano sulla scena. Il palcoscenico stavolta è di risonanza mondiale. Si tratta della Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura che a Roma ospita fino a domani 17 febbraio un simposio internazionale dal titolo “Il ruolo delle biotecnologie agricole nei sistemi alimentari e nutrizionali sostenibili”.

Tema senz’altro molto interessante se fosse affrontato in un dibattito davvero aperto ma, a leggere la lista dei relatori, gli esperti de La Via Campesina http://viacampesina.org hanno subito trovato l’inghippo: si tratta di un convegno dove alla presenza dei rappresentanti dei 191 stati membri l’agroindustria e i suoi teorici cercano una visibilità mediatica internazionale.

In un documento sottoscritto da 100 tra movimenti sociali e organizzazioni della società civile che potete trovare qui http://goo.gl/mjaZor si denuncia che due dei principali oratori (membri di delegazione del Kenia) sono noti sostenitori degli OGM e che l’agenda degli eventi nel corso dei tre giorni include portavoci della Biotechnology Industry Organization (un gruppo commerciale biotech negli Stati Uniti), Crop Life International (l’associazione di categoria agrochimica globale), DuPont (una delle più grandi aziende produttrici di sementi biotech al mondo) e CEVA (un’importante società di medicina veterinaria) mentre le ragioni sostenute dal movimento internazionale dei piccoli contadini non sarebbe adeguatamente rappresentata.

La presenza di un considerevole numero di relatori esplicitamente schierati a favore dell’agro-industria getta un ombra sul reale obbiettivo della conferenza internazionale il cui tentativo sembrerebbe quello di dimostrare che il dibattito internazionale su biotecnologie e Ogm sarebbe “sbagliato” e che problematiche come quelle dei semi sterili che gli agricoltori sono costretti a ricomprare ad ogni raccolto assieme a fitofarmaci concepiti apposta per favorire un circuito perverso di dipendenza, sarebbero un falso problema (per saperne di più su i semi terminator inizia da qui http://goo.gl/ISRSdu).

Sappiamo bene che non è così e che l’industria dei fitofarmaci, assieme agli allevamenti intensivi tra le cause dell’effetto serra e della desertificazione, sta solo facendo del cosiddetto “greenwashing” ossia una pennellata di verde con l’aggiunta di un pizzico di fine sociale d’impresa per mascherare profitti stratosferici e politiche industriali che alla fine comprimono i profitti e le rese dei piccoli contadini. Spiega a questo proposito il professor Paolo Guarnaccia https://www.facebook.com/paolo.guarnaccia della Università di Catania: “Oggi le sei multinazionali che detengono i brevetti sulle sementi sono le stesse che producono e distribuiscono nel mondo i prodotti dell’agrochimica ma non è vero che contrastano la fame nel mondo perché il settanta per cento degli alimenti è ancora fornito dall’agricoltura contadina”.

Insomma un gioco che purtroppo conosciamo bene: la fame nel mondo è solo un terreno di caccia per trovare nuovi clienti soprattutto nelle parti più povere del mondo dove una coscienza ambientale non si è ancora ben formata e dove è più facile fare business senza rischi. Peccato che la grande stampa, soprattutto quella italiana, sia su questi temi parecchio distratta.

Alessandro Gaeta

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