L’olio della discordia

Tra le tante colpe che l’industria alimentare ha imputato a Veleni nel Piatto c’è anche quella di aver parlato del famigerato olio di palma, il grasso vegetale accusato di favorire il colesterolo e quindi di ostruire le arterie (guarda su Veleni nel piatto l’intervista alla  professoressa Anna Villarini) ma anche di essere un ingrediente di scarsa qualità (come sostiene, sempre in Veleni nel piatto il professor Antonello Paparella).

A differenza del grano su cui ho realizzato una vera e propria inchiesta, all’olio di palma avevo dedicato solo un veloce passaggio dando per scontato che su questo ingrediente ci fosse un grado di conoscenza maggiore. Trattare l’argomento di sfuggita non è bastato però ad evitare gli strali dell’industria perché il problema, a leggere tra le righe della polemica, è stato che dell’olio di palma si è parlato in televisione.

Il punto non è solo il come ma il luogo da dove sono state diramate queste informazioni e cioè dal canale più visto dell’intera televisione italiana.

A farla breve, quello che ha dato fastidio è l’operazione verità insita in Veleni nel piatto dove sono stati riportati con estrema chiarezza fatti ed evidenze in netta contraddizione con quanto si afferma nelle campagne pubblicitarie a proposito dell’olio di palma . A leggere gli slogan pubblicati sul sito dell’Aidepi, l’associazione che raggruppa le principali aziende alimentari italiane, questo grasso vegetale è ricavato dal frutto della palma da olio ed “è tra gli ingredienti più utilizzati al mondo da millenni”.

Peccato che l’informazione, come spesso capita quando si toccano gli interessi di grandi aziende, è         quantomeno fuorviante.

Perché quello di cui l’Italia è uno dei principali importatori europei non è l’olio rosso ottenuto dalla semplice spremitura dei frutti della palma ma un grasso vegetale semi-solido frutto di diversi processi di raffinazione che quando è allo stato liquido ha un tenue colore giallognolo. Quindi stiamo parlando non dell’olio diffuso in Africa e in Brasile (lo decanta lo scrittore Jorge Amado nelle ricette che ha inserito nei suoi romanzi) ma di un olio completamente diverso.

La provenienza è la stessa mentre la differenza tra i due olii è abissale. L’olio rosso fa bene alla salute perché contiene carotenoidi, il lontano cugino al termine di un processo di lavorazione che consente a questo grasso di essere utile per impastare alimenti ma anche per realizzare saponi e far funzionare motori diesel, è viceversa fortemente sospettato di non essere salutare come si legge su numerose pubblicazioni scientifiche (vai su www.biomedcentral.com e cerca: olio di palma).

Dunque se stiamo parlando di un altro olio, a chi giova fare confusione? E perché lo si fa?

Stiamo parlando di un olio che costa poco e che solo per questa ragione viene molto usato, perché farlo passare come dice Aidepi per un grasso che fa bene alla salute?

ALESSANDRO GAETA

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