Grani antichi e sana informazione

catena alimentareLa qualità dei grani antichi rispetto a quelli moderni. Le radiazioni gamma che nel 1974 hanno cambiato radicalmente il nostro grano. Il glutine che non è maggiore in quantità ma è più forte e più elastico, e quindi meno digeribile. Le tossine del grano che si sviluppano con l’umidità nei silos e nelle stive delle navi. La pasta che sarebbe meglio mangiarla integrale.

Le farine raffinate che fanno alzare la glicemia senza dare al nostro organismo tutto l’apporto che darebbe invece il chicco di grano macinato integro. E l’olio di palma a cui i consumatori ormai da mesi hanno voltato le spalle. Ho raccontato tutto questo e tanto altro in Veleni nel piatto, il documentario per Speciale Tg1 che è andato in onda il 17 gennaio e che a scoppio ritardato ha incontrato la durissima reazione di Paolo Barilla, presidente non solo dell’azienda di famiglia ma anche dell’Aidepi, l’associazione che raggruppa i marchi del secondo comparto per importanza dell’industria italiana: pasta, dolci, biscotti, merendine e affini.

Nel mia racconto ero partito dalla nuova piramide alimentare che mette alla base i cereali integrali e in cima, tra i prodotti da consumare di rado, i grassi saturi, i cereali raffinati e i dolci. Insomma i prodotti della grande industria. Poi avevo in mente un’altro dato, mai ricordato abbastanza quando si parla di cibo: il 30 per cento delle patologie oncologiche si potrebbero evitare solo se si seguissero i principi di una buona e sana alimentazione. Mi incuriosiva anche capire perché l’industria del cibo è sorda a quella tendenza dei consumatori italiani che puntano sempre di più verso alimenti più naturali. La risposta è purtroppo semplice: perchè la qualità costa e alla nostra imprenditoria non piace il rischio.

Se la pasta bianca si vende, perché rischiare di perdere clienti ascoltando i profeti della pasta integrale? Il ragionamento non farebbe una piega se non fosse che quando il consumatore è informato dei veleni che ci sono nel piatto ci mette un attimo a voltare le spalle ad un prodotto alimentare che non lo convince.

E quando lo fa difficilmente torna sui suoi passi. Come è successo per i prodotti a base di olio di palma. La grande distribuzione l’ha capito subito che questa grasso che intasa le arterie era arrivato al capolinea. E in pochi mesi ha lanciato biscotti e dolciumi senza olio di palma. L’industria no. Ed essendo rimasta sulle sue posizioni, pensando di risolvere tutto con la pubblicità, adesso si lecca le ferite.
Veleni nel piatto era animato da considerazioni semplici quanto ovvie ma la cui messa in scena in un racconto televisivo che scorreva via veloce tra un argomento e l’altro, ha scatenato la rabbia di uno dei principali investitori pubblicitari di questo paese.

Ma come -devono aver pensato questi imprenditori incontentabili- con tutto quello che paghiamo di pubblicità, dobbiamo anche sopportare questi attacchi?

Quello che però non hanno capito (o forse non hanno voluto capire) è che Veleni nel piatto è un tipico lavoro da servizio pubblico radiotelevisivo, un’inchiesta che una televisione commerciale non avrebbe mai potuto produrre. E quindi perché si è rivolto con tanta forza e durezza contro un’inchiesta televisiva? Forse perché è uno dei tanti che in questo paese vorrebbero continuare a tenere la Rai sotto scacco. Peccato che la diga si è rotta e anche Tg2 Insieme ieri mattina, nella seconda parte, ha parlato di grani antichi, di glutine e di un’alimentazione che deve essere più attenta a cosa finisce nel piatto.

Tra gli ospiti c’era anche Francesca Petrei Castelli, una pastificatrice abruzzese che non deve essere molto in linea con l’Aidepi perché ha detto (parole sue) che se in Italia ci fosse “sana informazione” da parte dei media e della classe medica la pasta di qualità spiccherebbe il volo (vedi la puntata di Tg2 Insieme del 5/2/2016) Chissà se adesso Paolo Barilla scriverà anche contro il Tg2.

Questo blog continuerà a pubblicare articoli e commenti sui Veleni nel piatto, iscrivetevi per avere notizia degli aggiornamenti.

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2 risposte a "Grani antichi e sana informazione"

  1. Perché non dichiarare con tabella a vista l’olio utilizzato per friggere e il passaggio della ditta che ritira l’olio esausto ( olio morto buono come Diesel ) . moltissimi utilizzano ancora l’olio di palma …. La gente non lo sa ‘ è la cosa peggiore non cambiano l’olio friggono in olio vecchio di giorni per non dire settimane e le fritture fanno , in quel caso , malissimo

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